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il vino? Purtroppo quasi con vergogna, bisogna riconoscere
che la produzione e la qualità del vino feltrino è quasi insignificante,
anche se la vite è ancora una presenza non secondaria nel paesaggio
rurale, sia nella rigorosa geometria delle "rive" di Mugnai e Fonzaso,
sia nel festoni delle piccole vigne che incorniciano le colline
pedemontane. Disgraziatamente le devastazioni della Peronospora
e della Filossera hanno spezzato all'inizio del '900 una vecchia
tradizione di buone uve e di buon vino che aveva i campioni nelle
qualità della "Boa bianca" e della "Boa rossa" dal fonzasino. I
reimpianti di ibridi diretti di "Clinton" e di "Americana" non sono
stati sufficienti a ridare dignità all'enologia locale che deve
per ora accontentarsi di un vinello simpatico e profumato se vogliamo,
buono d'estate con il caldo, ma che del vero vino è solo un parente
povero.
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ortunatamente
qualcosa si sta muovendo e qualche intelligente agricoltore ben
guidato da tecnici entusiasti sembra aver imboccato la giusta strada
del recupero dei vecchi gloriosi vitigni. Ma non si può concludere
un discorso sulla cucina tradizionale del feltrino senza un accenno
alla grappa. La grappa feltrina senza etichette, quella vera, oggi
un po' in disuso perché troppo forte e profumata, quella che Paolo
Monelli giudicava tra le migliori d'Italia "distillata all'ombra
del boreale Tomatico", limpida e schietta come il carattere dei
montanari, una volta presente in ogni casa o gelosamente custodita
come panacea universale, consolatrice del freddo, delle paure e
degli affanni, ma soprattutto buona, buona, buona!
Corrado Bosco
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